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26 Lug

Penale: Sequestro corpo reato a seguito di perquisizione illegittima

L’eventuale illegittimità dell’atto di perquisizione compiuto ad opera della polizia giudiziaria non comporta effetti invalidanti sul successivo sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, che costituisce un atto dovuto a norma dell’art. 253, comma 1, cod. proc. pen. (cfr. Sez. 2, n. 16065 del 10/07/2020, Rv. 278996; Sez. 6, n. 37800 del 23/06/2010, Rv. 248685).

Sez. SETTIMA PENALE, Ordinanza n.27821 del 18/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:27821PEN), udienza del 26/05/2022, Presidente TARDIO ANGELA  Relatore CALASELICE BARBARA

26 Lug

Codice della strada: Art. 186  CdS Aggravante Sinistro

In tema di guida in stato di ebbrezza, ai fini della configurabilità dell’ag- gravante prevista dall’art. 186, comma 2-bis, C.d.S., deve intendersi per incidente stradale qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione, possa provocare pericolo alla collettività, senza che assuma rile- vanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri veicoli (Sez. 4, n. 27211 del 21/05/2019, Granelli, Rv. 275872, in fattispecie in cui la Corte ha censurato la deci- sione che, omettendo di considerare il pericolo per la circolazione causato dalla con- dotta di guida del ricorrente, aveva escluso l’aggravante in un caso in cui il condu- cente di un motociclo aveva perso il controllo del mezzo ed era uscito di strada). La nozione di “incidente stradale”, pertanto, è, pacificamente, quella di urto del veicolo contro un ostacolo o di sua fuoriuscita dalla sede stradale, non essendo, invece, ne- cessari i danni alle persone né alle cose, con la conseguenza che è sufficiente qualsiasi turbativa del traffico, purché significativa, che sia potenzialmente idonea a determi- nare danni (Sez. 4, n. 36777 del 02/07/2015, Scudiero, Rv. 264419; Sez. 4, n. 42488 19/09/2012, Pititto, Rv. 253734). Inoltre, ai fini della configurabilità dell’aggravante di aver provocato un incidente stradale, prevista dall’art. 186, comma 2-bis, C.d.S., è necessaria la sussistenza di un nesso di strumentalità – occasionalità tra lo stato di ebbrezza e l’incidente, non potendosi giustificare un deteriore trattamento sanzionatorio a carico di chi, pur pro- cedendo illecitamente in stato di ebbrezza, sia stato coinvolto in un incidente stradale di per sé oggettivamente imprevedibile e inevitabile e in ogni caso privo di ogni con- nessione con il suo stato di alterazione alcolica (Sez. 4, n. 40269 del 23/05/2019, Tripani, Rv. 277620). Inoltre, non è richiesto l’accertamento del nesso eziologico tra l’incidente e la condotta dell’agente, ma il solo collegamento materiale tra il verificarsi del sinistro e lo stato di alterazione dell’agente, alla cui condizione di impoverita ca- pacità di approntare manovre idonee a scongiurare l’incidente sia direttamente ricol- legabile la situazione di pericolo (Sez. 4, n. 54991 del 24/10/2017, Fabris, Rv. 271557).

Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.29362 del 25/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:29362PEN), udienza del 03/05/2022, Presidente PICCIALLI PATRIZIA  Relatore ESPOSITO ALDO

26 Lug

Polizia Giudiziaria: Art. 589 bis  cp Omicidio Colposo

Ed invero, secondo il costante orientamento della Corte di cassazione, in caso di omicidio colposo, il conducente del veicolo va esente da responsabilità per l’investimento di un pedone solo quando la condotta della vittima configura, per i suoi caratteri, una vera e propria causa eccezionale, atipica, non prevista né prevedibile, da sola sufficiente a produrre l’evento; e questa situazione è configurabile solo nel caso in cui il conducente medesimo, per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza, si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di notare il pedone e di osservarne tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso ed imprevedibile (Sez. 4, n. 3320;7 del 02/07/2013, Corigliano, Rv. 255995; Sez. 4, n. 37622 del 30/09/2021, Landi, Rv. 281929).

Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.29059 del 22/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:29059PEN), udienza del 12/07/2022, Presidente FERRANTI DONATELLA  Relatore VIGNALE LUCIA

26 Lug

Codice della strada: Art. 186 CdS Adempimento obbligo di dare avviso non occorre la  sottoscrizione dell’interessato

L’adempimento dell’obbligo di dare avviso al conducente coinvolto in un incidente stradale che ha facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, infatti, è documentato dal verbale sottoscritto dagli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che lo hanno redatto, senza che sia necessaria la sottoscrizione dell’interessato, perché l’avviso è un atto proprio degli operanti che redigono il verbale (Sez. 4, n. 5011 del 04/12/2018, dep. 2019, Bontempi, Rv. 274978; Sez. 4, n. 3906 del 21/01/2020, Ballori, Rv. 278287; Sez. 4, n. 3913 del 17/12/2020, dep. 2021, Asunis, Rv. 280381).

Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.29059 del 22/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:29059PEN), udienza del 12/07/2022, Presidente FERRANTI DONATELLA  Relatore VIGNALE LUCIA

26 Lug

Codice della strada: Sinistro in area privata ad uso pubblico

Questa Corte Suprema ha più volte stabilito che la natura privata del luogo ove si è verificato un incidente da circolazione di veicoli, non è di per sé incompatibile con la qualificazione dello stesso come area di uso pubblico, ai fini ed agli effetti dell’esperibilità dell’azione diretta, già contemplata dalla legge n. 990 del 1969. È, invero, costante nella giurisprudenza di questa Corte l’affermazione secondo cui, ai sensi degli artt. 1 e 18 della legge n. 990 del 1969 (applicabili ratione temporis), l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile spetta al danneggiato quando il sinistro sia avvenuto in un’area che, sebbene privata, possa equipararsi alla strada di uso pubblico, in quanto aperta ad un numero indeterminato di persone, che vi hanno accesso giuridicamente lecito, pur se appartenenti a una o più categorie specifiche e pur se l’accesso avvenga per finalità peculiari e in particolari condizioni (principio, tra l’altro, affermato proprio con riferimento ad una fattispecie – analoga alla presente – relativa ad un cantiere, cui potevano accedere coloro che vi lavoravano e chi aveva rapporti commerciali con l’impresa (così, Sez. 3 civ., n. 17017 del 28/06/2018, Rv. 649512 – 01; Sez. 3 civ., n. 9441 del 11/06/ 2012, Rv. 622675 -01; Sez. 3 civ., n. 20911 del 27/10/2005, Rv. 584551-01). Al riguardo, vale la pena sottolineare che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, ai fini dell’applicazione della normativa sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore di cui alla legge 24 dicembre 1969, n. 990, è indifferente la natura pubblica o privata dell’area aperta alla circolazione, essendo rilevante soltanto l’uso pubblico della stessa, per tale intendendosi l’apertura dell’area e della strada ad un numero indeterminato di persone, e cioè la possibilità giuridicamente lecita di accesso da parte del pubblico (Sez. 3 civ., n. 13254 del 06/06/2006, Rv. 589731 – 01). Ai sensi del combinato disposto degli artt. 1 e 18 della L. n. 990/1969, pertanto, l’azione diretta spettante al danneggiato nei confronti dell’assicuratore del responsabile è ammessa ogni volta in cui il sinistro avvenga su strade o aree ad uso pubblico oppure a queste equiparate, ossia quelle aree che, ancorché di proprietà privata, siano accessibili ad una molteplicità indifferenziata di persone. Invero, è rilevante che all’area sia data la possibilità, giuridicamente lecita, di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari dei diritti su di essa, non venendo meno l’indeterminatezza dei soggetti che hanno detta possibilità pur quando essi appartengano tutti ad una o più categorie specifiche e quando l’accesso avvenga per peculiari finalità ed in particolari condizioni, come si verifica, ad esempio, in un cantiere, al quale hanno accesso tutti quelli che vi lavorano e coloro che hanno rapporti commerciali con l’impresa (Sez. 3 civ., n. 20911 del 27/10/2005, Rv. 535578-01; Sez. 3 civ., n. 4603 del 11/04/2000, Rv. 535578 -01). 3. Le anzidette argomentazioni appaiono, peraltro, in linea con l’orientamento espresso dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea, secondo il quale l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 72/166/CEE del Consiglio, del 24 aprile 1972 – relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in tema di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità – deve essere interpretato nel senso che rientra nella nozione di «circolazione dei veicoli» qualunque uso di un veicolo che sia conforme alla funzione abituale dello stesso (Corte di giustizia, Sez. 3, n. 162 del 04/09/2014: fattispecie in cui la Corte ha ritenuto rientrare in detta nozione la manovra di un trattore nel cortile di una casa colonica per immettere in un fienile il rimorchio di cui era munito; nello stesso senso, Corte di giustizia, Sez. 6, n. 334 del 20/12/2017 la quale ha affermato che l’articolo 3, comma 1, della direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità, deve essere interpretato nel senso che esso fa divieto ad una normativa nazionale di escludere dalla copertura dell’assicurazione obbligatoria i danni prodottisi durante la guida di autoveicoli su strade e terreni non «idonei alla circolazione», a prescindere dalla circostanza per cui detti suoli siano o meno «comunemente utilizzati»).

Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.29016 del 22/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:29016PEN), udienza del 14/01/2022, Presidente FERRANTI DONATELLA  Relatore DAWAN DANIELA

18 Lug

Furto: Art. 624 cp Cellulare  rinvenuto se contiene segni  o utenze che indicano il legittimo proprietario è furto e non ricettazione

Ha ritenuto corretta la qualificazione del fatto come furto aggravato ai sensi degli artt. 624, 625 n. 7 e 61 n. 11 cod. pen. e, nella motivazione, ha fatto buon governo dei principi giurisprudenziali in materia. La condotta di chi si impossessa di un telefono cellulare smarrito da altri integra un furto e non una appropriazione di cosa smarrita se il bene conserva i segni del legittimo possessore e consente di rintracciarlo. Questa situazione si è verificata nel caso di specie perché l’apparecchio telefonico (per espressa ammissione della Sposito rinvenuto nell’aula di un istituto scolastico) era certamente di proprietà di un alunno che avrebbe potuto recuperarlo rivolgendosi in segreteria e perché nella rubrica dell’apparecchio erano memorizzate utenze che avrebbero consentito di identificarne il proprietario. Si deve richiamare quindi il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui, quando le cose smarrite conservano chiari ed intatti i segni esteriori di un legittimo possesso altrui, «il venir meno della relazione materiale fra la cosa e il suo titolare non implica la cessazione del potere di fatto di quest’ultimo sul bene smarrito, con la conseguenza che colui che se ne impossessa senza provvedere alla sua restituzione commette il reato di furto e che l’ulteriore circolazione del bene mediante il trasferimento a terzi comporta l’integrazione del reato di ricettazione da parte dei successivi possessori» (cfr. Sez. 2, n. 4132 del 18/10/2019, dep. 2020, Slavov, Rv. 278225; Sez. 2, n. 46991 del 08/11/2013, Zaiti, Rv. 257432). La circostanza che, come riferito dalla teste che nel telefono fossero memorizzati (sotto le voci «casa», «mamma», «papà») numeri di utenza che avrebbero consentito l’identificazione del proprietario rende del tutto irrilevante la circostanza – sulla quale il ricorso si sofferma – che la persona offesa non si fosse accorta di non avere più il cellulare. Anche a voler ammettere che, non sapendo con sicurezza dove avrebbe potuto recuperare il telefono, la persona offesa lo avesse effettivamente smarrito, non si può ignorare, infatti, che quel telefono presentava segni esteriori che consentivano di risalire al proprietario.  Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.27631 del 15/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:27631PEN), udienza del 09/06/2022, Presidente DI SALVO EMANUELE  Relatore VIGNALE LUCIA

18 Lug

Furto : Art. 625 cp  Violenza sulle cose

La nozione di «violenza sulle cose» è delineata a livello normativo dall’art.392, secondo comma, cod. pen., che la ritiene sussistente «allorché la cosa viene danneggiata o trasformata, o ne è mutata la destinazione». Perché si possa parlare di violenza sulle cose, dunque, non è necessario che vi sia stato un danneggiamento del bene; è necessario, tuttavia, che esso sia stato trasformato o ne sia stata mutata la destinazione. Muovendo da queste premesse, la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto che l’aggravante della violenza sulle cose sia integrata ogniqualvolta il soggetto, per commettere il reato, «fa uso di energia fisica diretta a vincere, anche solo immutandone la destinazione, la resistenza che la natura o la mano dell’uomo hanno posto a riparo o difesa della cosa altrui» (cfr. Sez. 5, n. 53984 del 26/10/2017, Amoroso, Rv. 271889; Sez. 5, n. 641 del 30/10/2013, dep. 2014, Eufrate, Rv. 257949).   Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.27625 del 15/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:27625PEN), udienza del 07/06/2022, Presidente DOVERE SALVATORE  Relatore VIGNALE LUCIA

18 Lug

Codice della strada: Art. 186 CdS  Rifiuto – in caso di rifiuto non sussiste obbligo di dare avviso al difensore

L’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per l’attuazione dell’alcoltest non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, in quanto la presenza del difensore è funzionale a garantire che l’atto in questione, in quanto non ripetibile, sia condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini (così, tra le tante, Sez. 4, n. 33594 del 10/02/2021, Brunelli, Rv. 281745-01; Sez. 4, n. 16816 del 14/01/2021, Pizio, Rv. 281072-01; Sez. 4, n. 29939 del 23/09/2020, Merlino, Rv. 280028-01; Sez. 4, n. 34355 del 25/11/2020, Cavalieri, Rv. 279920-01; Sez. 4, n. 4896 del 16/01/2020, Lachhab Adel, Rv. 278579-01) Ciò in quanto l’avvertimento ex art.114 disp. att. cod. proc. pen. è previsto nell’ambito del procedimento volto a verificare la presenza dello stato di ebbrezza, e l’eventuale presenza del difensore è finalizzata a garantire che il compimento dell’atto in questione, in quanto a sorpresa e non ripetibile, venga condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini. Il procedimento, in altri termini, è certamente in corso allorquando si registra il rifiuto dell’interessato di sottoporsi all’alcoltest ma a questo punto, e nel momento stesso del rifiuto, viene integrato il fatto reato sanzionato dall’art. 186, comma 7, cod. strada. E’ stato osservato, ancora, che l’art. 354 cod. proc. pen., riguardante gli accertamenti urgenti demandati alla polizia giudiziaria, laddove adopera la locuzione «nel procedere al compimento degli atti», indica chiaramente il momento in cui ci si accinge a compiere l’atto, nella specie di rilevazione dell’alcolemia mediante etilometro, e perciò, se ci si sta apprestando a compiere l’atto, significa che l’interessato vi abbia acconsentito. Il rifiuto eventuale – e con esso il reato istantaneo di cui all’art. 186, comma 7, cod. strada – è da considerarsi che avvenga in un momento antecedente. Ritiene il Collegio che militi a favore di siffatta interpretazione anche il testo dell’art. 379, comma 3, del Regolamento di esecuzione ed at1:uazione del codice della strada, nel quale, disponendo sull’accertamento della guida in stato di ebbrezza e sulle modalità di verbalizzazione da parte degli operanti, si prevede che «Nel procedere ai predetti accertamenti, ovvero qualora si provveda a documentare il rifiuto opposto dall’interessato, resta fermo in ogni caso il compito dei verbalizzanti di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell’articolo 347 del codice di procedura penale, le circostanze sintomal:iche dell’esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili in particolare dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida». La lettera della norma, che chiarisce le modalità di effettuazione del test (misurazione della concentrazione di alcool nell’area alveolare, a mezzo di due prove a distanza di almeno cinque minuti), chiarisce, altresì, ,attraverso l’utilizzo della congiunzione disgiuntiva «ovvero», l’alternativa fra l’ipotesi dell’accertamento e quella del rifiuto, sicché se si deve dare atto delle circostanze sintomatiche «Nel procedere agli accertamenti» ovvero in caso di «rifiuto opposto dall’interessato», significa che il rifiuto precede l’inizio del compimento dell’atto, cui è rivolto il procedimento, e per il quale deve realizzarsi la garanza difensiva prevista dall’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. Operata questa ulteriore precisazione – esclusivamente utile ad illuminare l’intenzione legislativa in ordine all’inizio del compimento dell’atto assistito, come atto successivo alla constatazione dei sintomi ed al consenso di sottoporsi al test, essendo il rifiuto, che implica la sola constatazione dei sintomi, alternativo al compimento della procedura di accertamento tecnico, in quanto rifiutata – deve ritenersi, condividendo quanto affermato dall’orientamento sopra indicato, che l’obbligo di dare avviso non ricorre allorquando il conducente abbia rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilonnetrico, essendo il reato perfezionato nel momento stesso dell’espressione della volontà di sottrarsi all’atto assistito dalla garanzia dell’avviso di farsi assistere da un difensore. Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.27616 del 15/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:27616PEN), udienza del 26/05/2022, Presidente SERRAO EUGENIA  Relatore D’ANDREA ALESSANDRO

18 Lug

Penale: Art. 582 cp Concetto di lesione

Sull’argomento occorre rammentare come nella nozione di lesione, genericamente intesa, debba riconnprendersi, secondo consolidato orientamento di questa Corte, non solo l’insorgenza di uno stato patologico, ma anche l’aggravarsi di esso (cfr. Sez. 5, n. 33492 del 14/05/2019, Rv. 276930 – 01: “Ai fini della configurabilità del delitto di lesioni personali, la nozione di malattia non comprende tutte le alterazioni di natura anatomica, che possono anche mancare, bensì solo quelle da cui deriva una limitazione funzionale o un significativo processo patologico o l’aggravamento di esso ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa”). Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.27587 del 15/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:27587PEN), udienza del 14/04/2022, Presidente BRUNO MARIAROSARIA  Relatore BRUNO MARIAROSARIA

18 Lug

Codice della strada : Art. 187 CdS  Rifiuto – l’ammissione di avere assunto stupefacenti non giustifica il rifiuto di sottoporsi all’accertamento,

“Il reato di rifiuto di accertamenti sanitari, previsto dall’art. 187, comma 8, cod. strada, è configurabile anche in caso di ammissione, da parte del conducente, di aver fatto uso di sostanze stupefacenti, non essendo questa in grado di sostituire la portata e la finalità dell’accertamento diagnostico, diretto a verificare il tipo di sostanza e a misurare la rilevanza dell’assunzione. (Sez. 4, n. 20094 del 28/01/2021, Fini, Rv. 281206). Il rifiuto, dunque, paralizza l’accertamento, non potendo l’attualità dell’assunzione essere desunta dalla mera dichiarazione dell’interessato. Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.27581 del 15/07/2022 (ECLI:IT:CASS:2022:27581PEN), udienza del 12/04/2022, Presidente FERRANTI DONATELLA  Relatore NARDIN MAURA