Autore: Elio

18 Mag

Codice della strada : Art. 186 CdS Aggravante dell’aver provocato un incidente stradale

Sulla sussistenza dell’aggravante dell’aver provocato un incidente stradale, devono richiamarsi i principi più volte affermati dalla Corte di legittimità (sez. 4 n. 36777 del 2/7/2015, Rv. 264419; sez. 4 n. 54991 del 24/10/2017, Fabris, Rv. 271557, in cui si è precisato che, ai fini della configurabilità dell’aggravante in esame, non è richiesto l’accertamento del nesso eziologico tra l’incidente e la condotta dell’agente, ma il solo collegamento materiale tra il verificarsi del sinistro e lo stato di alterazione dell’agente, alla cui condizione di impoverita capacità di approntare manovre idonee a scongiurare l’incidente sia direttamente ricollegabile la situazione di pericolo; n. 27211 del 21/5/2019, Granelli, Rv. 275872; n. 36777 del 2/7/2015, Scudiero, Rv. 264419); Sez. SETTIMA PENALE, Ordinanza n.17766 del 06/05/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:17766PEN), udienza del 03/04/2024, Presidente DI SALVO EMANUELE  Relatore CAPPELLO GABRIELLA

18 Mag

Penale : Estrazione dati informatici non costituisce accertamento tecnico irripetibile

La Corte ha chiarito che l’estrazione di dati archiviati in un supporto informatico, quale è la memoria di un telefono cellulare, non costituisce accertamento tecnico irripetibile, e ciò neppure dopo l’entrata in vigore della legge 18 marzo 2008, n. 48, che ha introdotto unicamente l’obbligo di adottare modalità acquisitive idonee a garantire la conformità dei dati informatici acquisiti a quelli originali, con la conseguenza che né la mancata adozione di tali modalità, né, a monte, la mancata interlocuzione delle parti al riguardo comportano l’inutilizzabilità dei risultati probatori acquisiti, ferma la necessità di valutare, in concreto, la sussistenza di eventuali alterazioni dei dati originali e la corrispondenza ad essi di quelli estratti; cfr., anche. Sez. 3, n. 37644 del 28/05/2015, R., Rv. 265180 – 01, secondo cui, in tema di perquisizione di sistema informatico o telematico, sia l’art. 247, comma 1-bis, che l’art. 260, comma secondo, cod. proc. pen., si limitano a richiedere l’adozione di misure tecniche e di procedure idonee a garantire la conservazione dei dati informatici originali e la conformità ed immodificabilità delle copie estratte per evitare il rischio di alterazioni, senza imporre misure e procedure tipizzate). In realtà, l’esigenza rappresentata dalla difesa di assicurare la “proporzionalità” tra il provvedimento adottato e le esigenze investigative riguarda non già la apprensione dello strumento informatico che funge da “contenitore” dei dati quanto, piuttosto, il novero di questi ultimo che deve essere già previamente delimitato al fine di evitare che il sequestro e la successiva perquisizione informatica si risolvano in iniziative meramente esplorative. La stessa giurisprudenza richiamata dalla difesa (cfr., in particolare, Sez. 6 -, n. 6623 del 09/12/2020 Cc. – dep. 19/02/2021 – Pessotto, Rv. 280838 – 01) ha spiegato che il sequestro del dispositivo in luogo della estrazione immediata dei dati non è di per sé illegittimo, avendo avuto tuttavia cura di ribadire che il vincolo risulta soltanto strumentale rispetto all’acquisizione mirata di dati in esso contenuti “… risultando altrimenti di per sé privo di giustificazione, non potendosi procedere ad un’acquisizione di carattere meramente esplorativo”; con la conseguenza per cui il vincolo deve essere commisurato all’esigenza di procedere alla estrapolazione dei dati di interesse alla luce di un criterio di selezione previamente individuato. Osserva il collegio che siffatta preventiva selezione dei dati da acquisire risulta in realtà sufficientemente operata nel decreto di perquisizione e sequestro laddove il PM aveva indicato da un lato le comunicazioni intercorse nelle date prossime al furto ed all’indebito utilizzo delle carte di credito. Corretta, perciò, la diagnosi operata dal Tribunale sulla legittimità del provvedimento “genetico” laddove eventuali ritardi nella attività di estrazione dei dati rilevanti e correlativa restituzione del supporto possono rilevare in un momento successivo, in sede di istanza di restituzione (cfr., d’altra parte, Sez. 2 – , n. 17604 del 23/03/2023, Casale, Rv. 284393 – 01 in cui la Corte ha -ai istanza di restituzione (cfr., d’altra parte Sez. 2 – , Fr(-17604 del 23/03/2023, Casale Rv. 284393 – An.-cui–1-a –Corte-,h spiegato che in tema di sequestro probatorio avente ad oggetto dispositivi informatici o telematici, la finalizzazione dell’ablazione del supporto alla sua successiva analisi, strumentale all’identificazione e all’estrazione dei dati rilevanti per le indagini, implica che la protrazione del vincolo, nel rispetto dei principi di proporzionalità e di adeguatezza, debba essere limitata al tempo necessario all’espletamento delle operazioni tecniche, dovendosi, tuttavia, valutare la sua ragionevole durata in rapporto alle difficoltà tecniche di apprensione dei dati, da ritenersi accresciute nel caso di mancata collaborazione dell’indagato che non fornisca le chiavi di accesso alle banche dati contenute nei supporti sequestrati). Sez. SECONDA PENALE, Sentenza n.13577 del 03/04/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:13577PEN), udienza del 06/02/2024, Presidente VERGA GIOVANNA  Relatore CIANFROCCA PIERLUIGI

18 Mag

Furto : Art. 624 cp  Furto nel  retrobottega aggravante della destrezza

L’imputato si è presentato come un normale cliente interessato ad un trattamento estetico per la moglie e nel chiedere di poter fruire del bagno, si è recato nel retrobottega dove ha, rovistando, rubato il danaro della persona offesa operando buon governo della giurisprudenza di questa Corte secondo cui in tema di furto, la circostanza aggravante della destrezza sussiste sia quando la condotta “destra” investa la persona del derubato, come nel caso di borseggio, sia quando riguardi direttamente il bene sottratto che non si trovi sul soggetto passivo, MEI alla sua portata e sotto la sua immediata vigilanza, anche se non a stretto contatto fisico. (. (Sez. 5, n. 23549 del 15/07/2020, Rv. 279361). Sez. SETTIMA PENALE, Ordinanza n.14148 del 08/04/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:14148PEN), udienza del 31/01/2024, Presidente CATENA ROSSELLA  Relatore PILLA EGLE

18 Mag

Polizia Giudiziaria: Art. 642 cp Frode assicurativa competenza territoriale

In punto di diritto s’impone la considerazione dei principi interpretativi, dettati da questa Corte, la quale ha affermato che il reato di cui all’art. 642 cod. pen. si caratterizza per la consumazione anticipata e non richiede il conseguimento di un effettivo indebito vantaggio, ma soltanto che la condotta fraudolenta sia diretta ad ottenerlo ed idonea a raggiungere quello scopo (sez. 2, n. 48925 del 12/10/2016, Virgilio e altri, rv. 268349; sez. 2, n. 8105 del 21/01/2016, Pg in proc. Nucera, rv. 266235), obiettivo che può ritenersi raggiunto allorchè la pretesa risarcitoria sia formulata e portata a conoscenza, non già di un qualunque agente, operante sul territorio ed incaricato di trasmettere la denuncia agli organi rappresentativi dell’impresa assicuratrice ed eventualmente di condurre accertamenti istruttori, ma privo del potere dispositivo del diritto, quanto del soggetto giuridico legittimato alla liquidazione del sinistro ed all’erogazione dell’indennizzo, che opera presso la propria sede legale. La diversa possibile opzione comporterebbe l’individuazione del foro in base a criteri non oggettivi e verrebbe rimessa alla discrezionalità dell’autore del reato, in funzione della scelta da costui effettuata dell’ufficio assicurativo periferico al quale inviare la richiesta. In tale senso si è già pronunciata questa Corte ai fini della soluzione dei conflitti di competenza in casi analoghi al presente, secondo una linea interpretativa che merita condivisione (Sez. 2 n. 27136 del 18/05/2023, Rv. 284798-01; Sez 1, n. 51360 del 26/10/2018, conti. comp. in proc Mariani, Rv. 275663; Sez. 1, n. 43881 del 09/09/2022, conti comp. in proc. Ferrante, n. m.). Non giova, dunque, richiamare il decreto della Procura Generale presso questa Corte, che esprime una linea esegetica ormai superata. Né, al fine di comporre il conflitto e stabilire il corretto criterio regolatore della competenza, possono assumere rilievo argomenti basati sulla ragionevole durata del processo o sulla necessità di garantire effettività del diritto di difesa, posto che la competenza si deve stabilire in relazione alle caratteristiche della fattispecie penale come contestata nell’imputazione, salvo che la stessa contenga rilevanti errori, macroscopici ed immediatamente percepibili (Sez. 1, n. 31335 del 23/03/2018, conti. comp. in proc. Giugliano, Rv. 273484; Sez. l, n. 36336 del 23/07/2015, conti., comp. in proc. Novarese, Rv. 264539; Sez. 1, n. 11047 del 24/02/2010, conti. comp. in proc. Guida, Rv. 246782) Sez. PRIMA PENALE, Sentenza n.17939 del 07/05/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:17939PEN), udienza del 30/01/2024, Presidente BONI MONICA  Relatore CURAMI MICAELA SERENA

18 Mag

Ambiente: Abbandono di Rifiuti

Deve perciò essere affermato il seguente principio di diritto: «ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 256, comma 2, d.lgs. n. 152 del 2006, è necessaria e sufficiente la qualifica soggettiva dell’autore della condotta, non essendo altresì richiesto che i rifiuti abbandonati derivino dalla specifica attività di impresa, posto che il reato in esame può essere commesso dai titolari di impresa o responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato non solo i rifiuti di propria produzione, ma anche quelli di diversa provenienza e ciò in quanto il collegamento tra le fattispecie previste dal primo e dal secondo comma dell’art. 256, comma 2, riguarda il solo trattamento sanzionatorio e non anche la parte precettiva». 3.15.11 ricorso deve pertanto essere rigettato. 3.16.11 ricorrente, infatti, postula la provenienza dei rifiuti abbandonati (resti di porte, pannelli di truciolato, lastre di vetro, tubi in plastica, un frigorifero) da un’attività diversa da quella svolta dalla società di cui è socio accomandatario (che esercita attività di carpenteria metallica, in legno e cemento), nonché la qualifica di soggetto “privato” da lui rivestita all’atto dell’abbandono e la qualifica di rifiuti domestici delle cose abbandonate. Sez. TERZA PENALE, Sentenza n.18046 del 08/05/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:18046PEN), udienza del 18/01/2024, Presidente RAMACCI LUCA  Relatore ACETO ALDO

15 Mag

Codice della strada : Art. 141 CdS

Il conducente, infatti, deve prestare costante attenzione allo spazio che si va impegnando e deve regolare l’andatura in relazione alle obiettive condizioni della strada, in modo da essere sempre in grado di poter arrestare il veicolo in casi, del tutto prevedibili, di ingombro o ostacoli per precedenti incidenti (Sez. 4, n. 8576 del 17/05/1989, Neirotti, Rv. 181573). Ne consegue che l’imprevedibilità di un ostacolo, incontrato da un veicolo sulla sua linea di marcia, può escludere la colpa solo se la percezione dello ostacolo sia tanto improvvisa da porre il conducente nella assoluta ed incolpevole impossibilità di evitare l’investimento (Sez. 3, n. 3423 del 21/12/1983, dep. 1984, Tammaro, Rv. 163688). Il conducente ha l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali, e, cioè, deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione, tenendo altresì conto di eventuali imprudenze altrui, purché ragionevolmente prevedibili (Sez. 4, n. 25552 del 27/04/2017, Luciano, Rv. 270176).

Sez. QUARTA PENALE, Sentenza n.17540 del 03/05/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:17540PEN), udienza del 07/02/2024, Presidente DI SALVO EMANUELE  Relatore ESPOSITO ALDO

15 Mag

Furto: Utilizzo di borsa schermata aggravante del mezzo fraudolento

Correttamente è stata ritenuta l’aggravante dell’uso del mezzo fraudolento in relazione a una borsa ‘schermata’. Infatti, in tema di furto, l’aggravante del “mezzo fraudolento” è configurabile in presenza di qualunque azione insidiosa, improntata ad astuzia o scaltrezza, atta a soverchiare o sorprendere la contraria volontà del detentore della cosa, eludendo gli accorgimenti predisposti dal soggetto passivo a difesa della stessa (Sez. 4, n. 10041 del 06/12/2018, dep. 2019, Chaketadze Rv. 275271 – : in applicazione del principio, la Corte ha ritenuto configurabile l’aggravante in un caso di impossessamento di capi di abbigliamento, realizzato mediante occultamento all’interno di una borsa schermata da fogli di alluminio, al fine di eludere il sistema di allarme del centro commerciale dal quale erano stati sottratti; mass. conf. N. 8757 del 2015 Rv. 262669 – 01). Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.18134 del 08/05/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:18134PEN), udienza del 06/02/2024, Presidente SABEONE GERARDO  Relatore CANANZI FRANCESCO

15 Mag

Polizia Giudiziaria: Rapina impropria la violenza o la minaccia possono realizzarsi anche in luogo diverso

Infatti, questa Corte – in relazione alla nozione di immediatezza’ – ha, in più occasioni affermato che “nella rapina impropria, la violenza o la minaccia possono realizzarsi anche in luogo diverso da quello della sottrazione della cosa e in pregiudizio di persona diversa dal derubato, sicché, per la configurazione del reato, non è richiesta la contestualità temporale tra sottrazione e uso della violenza o minaccia, essendo sufficiente che tra le due diverse attività intercorra un arco temporale idoneo a realizzare, secondo i principi di ordine logico, i requisiti della quasi flagranza e tale da non interrompere il nesso di contestualità dell’azione complessiva posta in essere al fine di impedire al derubato di rientrare in possesso della refurtiva o di assicurare al colpevole l’impunità» (cfr., Sez. 2, n. 30127 del 09/04/2009, Scalvini, Rv. 244821; Sez. 2, n. 40421 del 26/06/2012, Zappala, Rv. 254171; Sez. 2, n. 43764 del 04/10/2013, Mitrovic, Rv. 257310; Sez. 7, n. 34056 del 29/05/2018, Belegrouh, Rv. 273617; Sez. 2, n. 30775 del 10/05/2023, Spagnuolo, Rv. 285038 – 02). Invero, come è stato precisato, «ciò comporta che sia ancora in atto non la sottrazione, bensì l’assicurazione dell’impossessamento della cosa, o che sia in corso di svolgimento la reazione difensiva privata o repressiva pubblica» (Sez. 2, n. 3721 del 18/05/1990, Villa, Rv. 186764). Pertanto, «il requisito della “immediatezza”, richiesto dalla norma incriminatrice, non deve essere inteso in senso rigorosamente letterale, ma deve essere posto in relazione allo scopo perseguito di assicurarsi il possesso della cosa sottratta ovvero l’impunità» (Sez. 6, n. 2410 del 25/06/1999, Concas, Rv. 214926); infatti, tra la violenza costitutiva del reato e l’impossessamento deve sussistere “un nesso di causalità tale da avere carattere di strumentalità, sicché l’impossessamento sia diretta derivazione della violenza stessa» (Sez. 2, n. 42076 del 03/11/2010, Arillo, Rv. 248509).Sez. SECONDA PENALE, Sentenza n.18108 del 08/05/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:18108PEN), udienza del 27/02/2024, Presidente ROSI ELISABETTA  Relatore FLORIT FRANCESCO

15 Mag

Ambiente: Rifiuti Domestici

I rifiuti domestici costituiscono una species del genus “rifiuti urbani”, definiti dall’art. 183, comma 1, lett. b ter, nn. 1) e 2), d.lgs. n. 152 del 2006, e come meglio indicati nell’allegato L alla parte quarta del decreto legislativo, e sono chiaramente distinti dai “rifiuti da costruzione e demolizione” di cui alla lettera b quater, dell’art. 183, comma 1, cit., che sono classificati come “speciali” dall’art. 184, comma 3, lett. d, d. Igs. n. 152 del 2006. Lo smaltimento dei “rifiuti urbani” è, di norma, prerogativa dei Comuni che per questo servizio sono costituti esattori della tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Va dunque ribadito che oggetto materiale della condotta di abbandono penalmente sanzionata dall’art. 256, comma 2, d.lgs. n. 152 del 2006, possono essere anche i “rifiuti domestici”.

Sez. TERZA PENALE, Sentenza n.18046 del 08/05/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:18046PEN), udienza del 18/01/2024, Presidente RAMACCI LUCA  Relatore ACETO ALDO

15 Mag

  Stupefacenti : Associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti

«ai fini della configurabilità del delitto di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti è sufficiente l’esistenza tra i singoli partecipi di una durevole comunanza di scopo, costituito dall’interesse ad immettere sostanza stupefacente sul mercato del consumo, non essendo di ostacolo alla costituzione del rapporto associativo la diversità degli scopi personali e degli utili che i singoli partecipi, fornitori ed acquirenti si propongono di ottenere dallo svolgimento della complessiva attività criminale» (Sez. 4, n. 4497 del 16/12/2015, dep. 2016, Addio, Rv. 265945

Sez. QUINTA PENALE, Sentenza n.18013 del 07/05/2024 (ECLI:IT:CASS:2024:18013PEN), udienza del 14/03/2024, Presidente VESSICHELLI MARIA  Relatore CUOCO MICHELE